PLAST CELEBRA LA SUA VENTESIMA EDIZIONE ATTRAVERSO UNA RASSEGNA DEL SUO PRIMO QUARTO DI SECOLO: 1964-1989
In occasione della sua ventesima edizione, Plast festeggia questo traguardo con una mostra dal titolo “The Origins of Plast”, in programma durante tutta la durata della fiera nei padiglioni 13 e 15, mettendo a disposizione dei visitatori fotografie e materiali d’archivio per valorizzare il patrimonio storico della manifestazione nella sua prima fase.
Un excursus che parte dal 1964, anno della prima edizione con il nome di Salone Europeo delle Materie Plastiche e della Gomma, presso Fiera di Milano, che negli anni si sarebbe chiamato semplicemente Plast. Un’edizione da 800 espositori e diverse migliaia di visitatori.
Negli anni successivi Plast consolida la propria posizione come riferimento internazionale del settore. La cadenza resta quadriennale dal 1964 al 1980 per poi diventare triennale a partire dal 1985 garantendo una continuità più ravvicinata; la sede milanese, nel cuore della meccanica strumentale italiana, assicura un contesto industriale unico.
Tutto comincia negli anni ’60, che vedono il definitivo affermarsi della plastica: un materiale che evoca modernità e leggerezza, diventando uno strumento essenziale della vita quotidiana e una nuova frontiera nel campo dell’arredamento e del design.
A trainare questa trasformazione sono soprattutto due materiali: il polietilene e il polipropilene, quest’ultimo scoperto da Giulio Natta nel 1954, una scoperta che gli vale il Premio Nobel nel 1963. Prodotto industrialmente a partire dal 1957 con il marchio Moplen, il polipropilene rivoluziona le case di tutto il mondo, diventando uno dei simboli degli anni ’60.
Nel 1969, cinque anni dopo la nascita di Plast, arriva un’identità visiva firmata da una leggenda della pubblicità italiana: Armando Testa (Torino, 1917-1992). Lo stesso maestro che nel 1960 ha creato l’iconico logo dell’amaro Punt e Mes: un elegante gioco prospettico di due sfere rosse, costruito su geometria pura e impatto visivo immediato. Sono esattamente questi i principi – semplicità, rigore geometrico, immediatezza comunicativa – che Testa porta con sé nel disegnare il logo di Plast. Due mondi apparentemente distanti – l’industria delle bevande e quella delle materie plastiche – uniti dalla stessa visione creativa. Dopo una serie di studi e bozzetti che esplorano diverse direzioni visive, il risultato è un’identità capace di rappresentare un’intera filiera industriale e di parlare di innovazione, precisione e futuro. Nel 1972 il manifesto iconico di Armando Testa per Plast entra a far parte della collezione Architettura e Design del MoMA di New York.

Negli stessi anni si afferma anche una maggiore attenzione alla comunicazione, che in ambito B2B diventa uno strumento di marketing essenziale. Nel 1976 nasce infatti MacPlas, rivista di riferimento per il settore delle materie plastiche e della gomma in Italia. Fin dai primi numeri, Plast sceglie le pagine di MacPlas per promuovere il proprio brand raggiungendo operatori e imprese dell’intera filiera.
Gli anni ’70 sono anche quelli della grande crescita tecnologica e della progressiva affermazione di applicazioni sempre più sofisticate. Gli impianti di produzione diventano più automatizzati e nelle automobili cominciano a diffondersi i componenti in plastica, un materiale che contribuisce a rendere le vetture più leggere e, di conseguenza, a ridurre i loro consumi. La plastica utilizzata nell’automotive è destinata a occupare spazio crescente diventando negli anni uno dei settori applicativi più strategici. I costruttori di impianti per plastica e gomma si impongono a livello internazionale come protagonisti dell’export Made in Italy.
Nello stesso decennio le presse a iniezione assumono un ruolo predominante, trovando applicazione anche nella produzione di componenti per l’automotive come le plance.
Per quanto riguarda l’estrusione, in quegli anni il numero dei costruttori risulta triplicato rispetto ai 15 anni precedenti. Attraverso questa tecnologia viene lavorata circa la metà della plastica impiegata nelle applicazioni.
In Italia, all’inizio degli anni ʼ70 si affermano anche i costruttori di macchine per il soffiaggio di corpi cavi, soprattutto per contenitori da mille litri e oltre. Inoltre, risale a quel periodo lo sblocco dell’impiego del PVC atossico, stabilizzato ai raggi UV e antiurto, per il soffiaggio di bottiglie destinate alle acque minerali.
Negli anni ’80 Plast cresce in modo significativo per spazio espositivo, numero di espositori e visitatori, anche internazionali. La fiera si articola in sezioni dedicate alla gomma e ai compositi e inaugura un programma convegnistico che inizia ad affrontare anche il tema ambientale: le prime tasse applicate ai produttori di sacchetti in plastica iniziano a portare il settore sotto i riflettori dell’opinione pubblica.
Sul fronte industriale si diffonde l’uso del PVC nei serramenti e prende forma una normativa specifica in materia di sicurezza per le macchine, confluita nella Direttiva Macchine Europea del 1989: un primo passo verso un quadro legislativo uniforme a livello europeo, destinato a estendersi a tutti gli ambiti della filiera.
La storia continua…
Si ringrazia per gentile concessione:
Archivio storico di Fondazione Fiera Milano
Gemma De Angelis Testa e Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università degli Studi di Parma
Archivio storico della rivista MacPlas
PLAST
Con un’offerta che si snoda su 6 padiglioni, PLAST 2026 si presenta alla sua ventesima edizione con oltre 1.000 aziende espositrici, il 45% delle quali estere, un risultato che assume particolare significato in un contesto di mercato decisamente complesso.
Insieme ai suoi saloni satellite – Rubber, 3D Plast e PlastMat – Plast si conferma la fiera europea di settore più completa dell’anno per l’industria materie plastiche e gomma dove innovazione, confronto e business si incontrano per proiettare l’industria verso nuovi traguardi, in particolare focalizzandosi su temi chiave quali sostenibilità, intelligenza artificiale e digitalizzazione dei processi produttivi.

